Vivere

scritto da Diodata
Scritto 11 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Testo: Vivere
di Diodata

VIVERE

Stava per chiudere il cancello alle sue spalle quando sentì la voce di Irma:
-Aspetta!
Patrizia fece in tempo a non serrare il battente e la vicina poté passare con i due sacchetti pesanti della spesa.
-Uff! Questo caldo! – Irma sembrava tutta affannata per le borse che tiravano verso il basso.
Percorsero l’andito che immetteva nella piccola corte e notarono la presenza della ragazza iraniana che si muoveva scomposta davanti al contatore del gas: con lo smartphone puntava la torcia per leggere il consumo.
Si voltò verso le due donne:
“Sorry…I need it to pay”.
Patrizia le si avvicinò attenta, guardò il dispositivo ma non trovò indicati i numeretti che immaginava.
-I don’t know how to help you- le disse.
Irma aveva già messo il piede destro sul primo gradino della scala esterna e torse il busto:
-Dille che faccia la foto da mandare all’Acel- la voce nasale tradiva stanchezza.
L’iraniana aveva capito e annuì col suo thank you. Da alcuni mesi aveva preso in affitto il monolocale per poter frequentare un corso di perfezionamento al Politecnico e desiderava calcolare bene le spese che le competevano.
La salutarono con un bye bye.
Patrizia seguì Irma su per le scale. La vicina fece una sosta nel pianerottolo dell’ammezzato.
-Sono stanchissima. Ieri sono arrivati i mobili nuovi e ho dovuto faticare. La Betty da quando ha avuto il bambino lascia fare tutto a me, però vuol essere servita. Il divano e le poltrone le ha volute in pelle. Dice che è meno delicata del tessuto ma bisogna ricoprirlo ugualmente, dico io. Adesso suo padre vuol pagarle anche lo studio nuovo. E vai con le spese!
-Tu sei una donna fortissima! - fece Patrizia in tono scherzoso: spesso si trovava a confrontare la figura corpulenta ed energica della donna con la sua molto più esile.
-Eh, fortissima…sì, ma a volte mi sento uno straccio… sai, mia madre ha le sue necessità. Ieri voleva andare dal parrucchiere per la tinta. Ma mamma, che cosa vuoi tingere alla tua età?”
-Eh, gli anziani…bisogna assecondarli - asserì Patrizia.
-Io sto perdendo la pazienza! - Irma compresse le labbra e fece lo sguardo serio.
In quel momento si sentì scattare la serratura della porta al primo piano, seguita dai passi di chi scendeva. Irma e Patrizia si trovarono di fronte Filippo: indossava una camicia di seta color indaco e un paio di pantaloni neri. I capelli grigi li teneva raccolti sulla nuca in un codino basso. La montatura degli occhiali era in perfetto abbinamento con l’insieme.
-Buongiorno!
-Salve! - disse Patrizia.
-Buongiorno- fece Irma- che eleganza!
Lui sorrise gentile.
-A quando la nuova rappresentazione? - continuò Irma puntandogli addosso gli occhi.
-Mah, non so. Ho qualche progetto in mente ma è ancora tutto da pianificare.
-Non è che questa volta ci farà la parodia delle vicine di casa che si beccano in cortile? - chiese Irma maliziosa.
Patrizia le lanciò un’occhiata che significava: taci.
Lui non si scompose. Sorrise amabile.
-Mah, vedremo! - rispose vago. E poi, guardando oltre le teste delle due donne: -Vado un po’ di fretta stamattina. Buona giornata!
Raggiunse veloce il cancello e fece sentire il fragore della chiusura.
Irma si voltò verso Patrizia:
-Che esteta quello… che tipo- disse scuotendo la testa- …chissà come ci vede … lui immagina sempre tutti sulla scena! – sghignazzò.
-Beh, ha il senso della commedia umana! – osservò Patrizia.
-Sì, basta che non faccia chiedere alla Betty dei vecchi abiti ai conoscenti, perché io mi vergogno.
-Non si può negare che sia bravo a stupire. Le sue performance sul sociale fanno riflettere…- affermò Patrizia.
-Mah, a volte è troppo complesso per i miei gusti. Io non lo capisco. Preferisco le commedie dialettali.
-Addirittura!
-Sì, almeno fanno ridere e si evita di pensare alle cose brutte… con tutti i guai che ci sono nel mondo… io non posso affliggermi anche quando esco per svagarmi- e Irma fece gli occhioni tondi, a palla.
-Beh, ti capisco – rispose Patrizia- anche se il teatro d’impegno per me è uno stimolo.
-Eccomi arrivata finalmente! – la vicina ansimava un po’ davanti alla porta di casa. Aveva posato le borse sul pianerottolo per estrarre le chiavi dallo zaino e non prestava più ascolto a quello che diceva l’altra.
-Ciao, buona giornata!
-Ciao, Irma!
Patrizia continuò a salire le rampe delle scale e raggiunse l’ultimo piano.
S’immise nell’appartamento. Si ravviò i capelli, percorse il corridoio e bussò alla camera del figlio.
-Avanti! - rispose lui dall’interno.
Patrizia si affacciò. Nicola era seduto davanti alla tastiera del PC. Il tutore appoggiato sul letto.
Si stava preparando per il convegno. Doveva presentare il suo saggio, ideato durante il ricovero. Un testo di trenta pagine in cui sosteneva l’idea che la fede non si contrappone alla ragione ma ne è la guida essenziale.
Si voltò verso la madre, le sorrise e con decisione espose a voce alta:
-Lo scopo della vita deve essere quello di abbandonare la propria soggettività per accogliere il messaggio evangelico.
La madre si sentì commuovere dal fervore del figlio.
Lui proseguì senza tregua:
-Sono veramente contento di avere letto l’Enciclica di Giovanni Paolo II, “Fides et Ratio,” soprattutto perché ho capito che il senso della vita risiede nella relazione con Cristo, e la Ragione e la Fede sono le ali della nostra Spiritualità.
Patrizia rimase immobile di fronte al rapimento di Nicola, provando un brivido per la determinazione che il figlio le trasmetteva.
Sedette sul letto. Lui, dalla scrivania, le si avvicinò con la sedia che era munita di rotelle e afferrò il tutore per indossarlo.
-Spero proprio di poter esprimere, questa sera, la visione delle cose che adesso credo mi appartenga. Voglio parlare dell’importanza della Fede e rimarcare la forza disumanizzante della tecnologia cui si accompagna quella crisi sociale fatta di competizione sfrenata e di mancanza di solidarietà…
Patrizia conosceva a memoria il libro e gli argomenti contenuti: senza volerlo, si estraniò.
Le balzarono veloci davanti agli occhi i fotogrammi delle vicissitudini passate: le visite mediche a cui si era sottoposto Nicola, i ricoveri, le terapie di recupero.
Pensò alla vita solitaria del figlio, alle sue battaglie, non solo interiori, e ai piccoli traguardi raggiunti, alle quattro mura dentro le quali si era sviluppato il suo pensiero.


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